mercoledì 30 novembre 2016

Verità e realtà _ Krishnamurti

Jiddu KrishnamurtiVerità e realtà


Titolo originale dell’opera: TRUTH AND ACTUALITY(Victor Gollancz, London)Traduzione di Anna Guaita
© 1977, Krishnamurti Foundation Trust Ltd., London© 1978, Casa Editrice Astrolabio-Ubaldini Editore, RomaUbaldini Editore - Roma

Capitolo I – Realtà, effettività, veritàKrishnamurti: Pensavo al problema di cosa siano la verità e la realtà e se vi sia tra loro qualche connessione, o non siano piuttosto indipendenti. Sono eternamente separate, o sono solamente proiezioni del pensiero? E se non ci fosse l’intervento del pensiero, esisterebbe la realtà? Ho pensato che realtà viene da res, cosa, e che tutto quello su cui il pensiero interviene o riflette, o che inventa, è realtà. E quando il pensiero pensa in modo distorto o condizionato è illusione, autoinganno, deformazione. Qui mi sono fermato perché volevo che la riflessione venisse da sé piuttosto che ricercarla.Dott. David Bohm: Il problema del pensiero, della realtà e della verità ha tenuto occupati i filosofi per secoli. È un problema difficile. Mi sembra che quel che dite sia fondamentalmente vero, ma i punti da appianare sono molti. Uno dei problemi in questione è questo: se la realtà è pensiero, ciò a cui il pensiero pensa, ciò che è presente nella coscienza, essa arriva anche oltre la coscienza?K.: I contenuti della coscienza sono realtà?D.B.: Ecco il problema; e possiamo usare il pensiero come equivalente della coscienza nella sua forma basilare?K.: Sì.D.B.: Mi chiedo, giusto per una questione di completezza, se non dobbiamo includere nel pensiero anche sentimento, desiderio, volontà e reazione. Sento che andrebbe fatto, nell’esplorare la connessione tra coscienza, realtà e verità.K.: Sì.D.B.: Ecco uno dei particolari su cui vorrei soffermare l’attenzione: c’è il pensiero, c’è la nostra coscienza, e c’è la cosa di cui siamo coscienti. E come avete detto spesso, il pensiero non è la cosa.K.: Sì.D.B.: Bisogna che questo sia ben chiaro, perché in un certo senso la, cosa può avere una sua forma di realtà indipendente dal pensiero; non ci si può spingere tanto oltre da negarlo. Oppure vogliamo arrivare fin dove sono arrivati certi filosofi, Berkeley per esempio, che sosteneva che tutto è pensiero? Vorrei ora suggerire una distinzione, forse utile, tra quella realtà creata in gran parte dal nostro stesso pensiero o dal pensiero dell’umanità, e quella che esiste indipendentemente da questo pensiero. Secondo voi, per esempio, la Natura è reale?K.: Sì, lo è.D.B.: E non è solo pensiero.K.: No, è ovvio.D.B.: L’albero, la terra, le stelle.K.: Il cosmo, certamente. Il dolore è reale.D.B.: Sì. Tempo fa riflettevo che l’illusione è reale, in quanto cioè si verifica realmente in una persona che sia in uno stato di illusione.K.: Per quella persona è reale.D.B.: Ma lo è anche per noi, perché il suo cervello è indubbiamente in uno stato di attività elettrica e chimica, e in seguito alla sua illusione egli agisce in modo reale.K.: In modo reale, distorto.D.B.: Distorto ma reale. A questo punto mi è venuto in mente che si potrebbe dire persino che il falso è reale ma non vero. Potrebbe essere importante.K.: Capisco. Per esempio: Cristo è reale?D.B.: Lo è certamente nel senso in cui si è detto, nella mente di chi crede in lui.K.: Vogliamo scoprire la differenza tra verità e realtà. Abbiamo detto che qualunque cosa il pensiero pensi in modo ragionevole oppure no, è una realtà. Può essere distorta o ragionata con chiarezza, ma è sempre una realtà. Tale realtà, direi, non ha nulla a che vedere con la verità.D.B.: Sì, ma bisogna anche aggiungere che in un certo modo la realtà comporta qualcosa di più che non il solo pensiero. C’è anche il problema dell’effettività. La cosa è effettiva? L’esistenza è un fatto effettivo? Secondo il dizionario il fatto è qualcosa che si compie effettivamente, che avviene effettivamente, che si percepisce effettivamente.K.: Sì, bisogna capire cosa si intende con il termine “fatto”.D.B.: Il fatto è l’azione che avviene effettivamente. Immaginate, ad esempio, di camminare per una strada buia e di credere di vedere qualcosa. Può essere reale, può non esserlo. Ora sentite che è reale, ora sentite che non lo è. Poi d’un tratto la toccate e incontrate resistenza. Perciò è subito chiaro che c’è una cosa reale con cui siete entrato in contatto. Ma se tale contatto non avvenisse direste che la cosa non era reale, che forse si trattava di una illusione, o per lo meno di qualcosa erroneamente giudicata reale.K.: Ma, naturalmente, quella cosa è pur sempre una realtà a cui il pensiero pensa. E la realtà non ha nulla a che fare con la verità.D.B.: Ma ora proseguiamo col discorso della “cosa”. Vedete, l’origine della parola inglese thing è la stessa di quella tedesca bedingen, determinare, porre le condizioni o fissare. E infatti bisogna convenire che una cosa è necessariamente condizionata.K.: È condizionata. Accettiamolo.D.B.: È il punto chiave. Ogni forma di realtà è condizionata. Così pure l’illusione è una forma di realtà condizionata. Per esempio la composizione del sangue di un uomo può alterarsi perché egli non è in una condizione di equilibrio. Egli travisa, forse è sovreccitato, e questo può accadere perché è prigioniero di una illusione. Ogni cosa, dunque, è determinata da condizioni e a sua volta condiziona ogni altra cosa.K.: Sì, proprio così.D.B.: Tutte le cose sono in relazione in un sistema di reciproco condizionamento che chiamiamo influenza. Ciò è evidente nella fisica, i pianeti si influenzano tra di loro, così gli atomi, e vorrei suggerire che forse possiamo considerare il pensiero e la coscienza come parte di questa catena di influenze.K.: Giustissimo.D.B.: Così ogni cosa può influenzare la coscienza e questa a sua volta può agire in senso inverso e influenzare la forma delle cose, nel mo­mento in cui creiamo gli oggetti. E allora potreste dire che tutto è realtà e, quindi, anche il pensiero è reale.K.: Il pensiero è reale.D.B.: E una parte della realtà influenza un’altra parte della realtà.K.: Ma anche una parte di illusione influenza un’altra parte di illusione.D.B.: Sì, ma ora dobbiamo stare attenti perché possiamo dire che c’è quella realtà non creata dall’uomo, dall’umanità. Ma anch’essa è limitata. Ad esempio, il cosmo come è visto da noi è influenzato dalla nostra esperienza e quindi limitato.K.: D’accordo.........

lunedì 28 novembre 2016

Danzare con Monica Savà

Domenica 27 novembre 2016 ho partecipato alla giornata di formazione Ciranda 3, con Monica Savà.La giornata è stata ricca di spunti di riflessione sul senso della danza in ambito formativo e terapeutico con i bambini.Sono stati toccati argomenti sensibili sui quali occorre maturare una consapevolezza che permetta il riconoscimento dei bisogni dei bambini nei loro comportamenti. Tramite la danza si può osservare come stanno i bambini, il loro stato psico-emotivo-intellettivo e si può usare il movimento coreutico per lavorare sull'armonizzazione di tali aspetti. Il contatto fisico, lo sguardo, il movimento verso l'alto (l'energia, il cielo, il contatto con l'universo), il movimento verso il basso (la terra, la madre simbolica), il ritmo (nell'infanzia, nella pubertà e nell'adolescenza), le parole di supporto del conduttore e i comandi come strumenti per accompagnare il gruppo, il cerchio come forma primaria (comunicazione alla pari, relazione circolare), i concetti di destra e sinistra nella nostra fisicità (non solo mano destra e mano sinistra, ma il nostro corpo destro e sinistro), il tempo di attesa, l'ascolto partecipato,  la verbalizzazione che aiuta l'organizzazione mentale e emotiva, la cura dei particolari come segno di attenzione a noi stessi e al mondo, il canto come dimensione esplorativa e comunicativa, il senso di appartenenza a un gruppo nelle varie età evolutive, l'adolescenza e le sue manifestazioni, l'emisfero destro e sinistro e le loro specificità.


Le danze  
I concetti e gli autori di riferimento
Riferimenti e fonti:
Mirco Castello
Sara Calzetti
Bianca de Jong
M. Di Fonzo / Sonia Joppert: il canto come terapia.

Bibliografia:
Chantal Grozléziat, All'ombra del Baobab, L'Africa nera in 30 filastrocche


martedì 22 novembre 2016

Schizzi Zen e Caviardage


Schizzi Zen e Caviardage per lavorare sulla rappresentazione grafica e sulla relazione pensiero - visualizzazione.

Grazie a Chiara Orsenigo per la piacevole giornata di formazione.

BUM CHA

La base di una circle song è la ritmica: uno, due, uno, due, tre, quattro. Per poter approdare a un canto d'insieme con un gruppo si parte da BUM CHA. Si può accompagnare un canto anche senza usare il verbale. Con due semplici cartelli, abbastanza grandi perché possano essere visti da tutti, si può fare molto, moltissimo. Si suddivide il cerchio in tanti sottogruppi e si introducono le variazioni improvvisate tipiche delle circle, senza dir nulla, solo mostrando i due cartelli in modo alternato e a tempo. Inoltre perché non far condurre il gruppo da un partecipante, grande o piccolo che sia? Pronti, via !!!

mercoledì 9 novembre 2016

martedì 25 ottobre 2016

'Corsi curiosi' al Baule dei Suoni


Incontri per tutti coloro che vogliono avvicinarsi alla musica e a uno strumento

presso il centro civico “Casartelli” di Albese

sabato 29 ottobre 2016

Flauto: ore 15.00 – 17.00

Canto: ore 15.00 – 17.00

bauledeisuoni@gmail.com
3284711624



Da: Il Baule dei Suoni

giovedì 13 ottobre 2016

musica e immaginario




Dopo aver osservato le tre immagini e averle descritte ascoltiamo il IV Movimento della V Sinfonia di Beethoven.Quale immagine ci ha suscitato la musica?Com'era prevedibile, non tutti hanno dato la stessa risposta. Se il Movimento porta con sé la forza, l'energia, la carica di una cascata, alcuni hanno sentito l'allegria dei fuochi artificiali di una sera estiva al lago, oppure l'arrivo del tramonto su un paesaggio desertico.Musica - emozioni - visualizzazioni - immaginario onirico.


entropia musicale



Alla fine di un incontro i partecipanti mi dicono: "Ti aiutiamo noi a metter via gli strumenti. ... La valigia è fatta, possiamo andare".L'ordine è un concetto molto personale.


lunedì 27 giugno 2016

"Il baule dei suoni" in movimento




Ho condotto un laboratorio di danze per i ragazzi della Settimana in Musica per Il Baule dei Suoni di Albese nel giungo '16. La settimana si è svolta all'insegna della musica, della sperimentazione di strumenti nuovi, della dimensione sonoro-musicale di gruppo e della danza.Durante il laboratorio abbiamo imparato alcune danze di cui i ragazzi stavano imparando la partitura strumentale. L'idea era sentire la musica nel movimento del corpo, sintonizzarsi sul fraseggio e sui movimenti sonoro-ritmici per comprendere profondamente la stretta connessione tra il suonare e il ballare.Le età diverse e le differenti abitudini al movimento nella dimensione spazio temporale sono state armonizzate nella danza.  Il gruppo così organizzato trova un'identità che integra, unisce, rafforza le differenze trasformandole in una risorsa. 


venerdì 17 giugno 2016

Lo strumentario


chitarraocean drumjambeetamburello a sonaglitamburellomaracasukulelepiattitamburo peruvianoflauto dolceflauto a coulisseflauto traversowoodblocktamburo africanoglokenspielenaccherecucchiaitriangololegnettikalimbakazoobattenti vari


Un incontro di gruppo

Il setting di un lavoro di gruppo


Arriva il gruppo, manca Enzo che è al mare. Chiedo cosa vogliono fare. Annalisa e Giorgia dicono: cantare e suonare.Annalisa dice:  Cantiamo Amico è. Mi aiuta a distribuire i microfoni e viene vicino a me in piedi. Ascoltiamo il brano e lo cantiamo. Chiedo di cosa parla questa canzone. Giorgia dice: dell'amicizia. Chiedo cosa di fa con gli amici. Dicono: si mangia il gelato, si passeggia, si va al mare....Propongo un ascolto dicendo che ascolteremo senza suonare. Ascoltiamo l'Ouverture di Tannhäuser di Richad Wagner. Io chiudo gli occhi e Annalisa ride. Quando lo riapro Giorgia, Annalisa e Antonella stanno muovendo le mani come il direttore d'orchestra.Chiedo com'è stato e dicono che è musica classica. Annalisa dice che non canta nessuno.Ora suoniamo. Quando alzerò la mano potremo prendere gli strumenti e suonare, fino a quando alzerò ancora la mano. Giorgia la chitarra, Silvia il flauto dolce, Antonella tamburello e battente, io ukulele, Annalisa non sa cosa prendere e mi guarda, io le sorrido, lei prende lo jambee ma non lo suona. Suonano subito Antonella e Giorgia, ritmo 2/4. Poi Silvia e io. Antonella fa dei gridi che io riprendo, ci alterniamo e lei ride. Annalisa è infastidita dai volumi medio-forti, si alza e si allontana. Interrompiamo le voci. Annalisa torna e si siede. Silvia suona il flauto con suoni brevi, io la riprendo con un fischio. Giorgia suona la chitarra sempre uguale. Annalisa prende i piatti e suona. Io prendo lo jambee e la riprendo a suono basso. Giorgia prende il woodblock. Annalisa prende l'ocean drum e lo suona velocemente. Ci sincronizziamo tutti su una pulsazione. Annalisa si alza a sta nel cerchio in piedi con l'ocean drum. Ride. Poi si siede e prende la chitarra dicendo che vuole cantare con Enzo (che non c'è). Intona Azzurro, Giorgia e io iniziamo a cantare ma Annalisa cambia velocemente canzone passando a Montagne verdi. Noi cambiamo seguendola ma lei poi cambia ancora in Banane lampone. Cantiamo ritornello e canta anche Antonella con voce alta, forte in alcuni momenti. Silvia suona la percussione africana e fischia. Ripetiamo il ritornello varie volte, sempre più forte e sempre più insieme. Annalisa si alza e prende due shaker, balla a ritmo. Aumentiamo il ritmo a ogni giro, fino alla fine velocemente. Finiamo tutti insieme e ridiamo.  Durata dell'impro 25'.Chiedo cosa è piaciuto suonare e com'è andata. Annalisa racconta tutto quello che ha suonato. Giorgia e Antonella pure. Silvia chiede di andare in bagno, va e torna.Chiedo se hanno voglia di salutarci ascoltando la versione di Gianni Morandi. La ascoltiamo e cantiamo. Ci salutiamo con Giorgia che parte per il mare e io dico che faremo ancora due incontri prima della pausa estiva. Annalisa si avvicina con faccia seria e si informa su cosa ho appena detto, chiedendomi se poi ricominciamo. La rassicuro. Ci salutiamo e mi aiutano a metter via gli strumenti senza che io lo chieda.

mercoledì 15 giugno 2016

Il suono nella natura

Da "Una suonata nella natura", giugno 2016

Una suonata in un grande prato permette al suono di essere rotondo, immenso. Suonare da seduti, da sdraiati, senza scarpe e senza regole dà la sensazione di essere liberi, di poter fare tutto. Non ci sono regole, non c'è giudizio. Puoi essere te stesso oppure anche no, puoi essere chi vuoi.  Le persone passano e guardano incuriosite, si avvicinano ma mantengono comunque una distanza fisica, ma è percepibile la loro vicinanza emotiva. Vorrebbero suonare con noi,, vorrebbero essere lì con noi. Per ora no. Questo è uno spazio tempo solo nostro, gli altri oggi possono solo ascoltare e guardare.





venerdì 20 maggio 2016

La vita è bella





Le prime note della musica di Nicola Piovani sono chiare, subito riconoscibili, bisogna solo ascoltarle leggendo lo spartito. Questa è una metafora per dire che occorre fare un piccolo sforzo per ascoltare quello che c'è oltre, quello che non appare subito.
E ora come fare? Quale scegliere per rappresentare me e il mio lavoro? Forse tutte e quattro le versioni hanno qualcosa da dire e da descrivere.
Grazie a GianMarco Villa per la grafica.


mercoledì 4 maggio 2016

Relazione di un'esperienza sul campo

Relazione finale di un'esperienza osservativa sul campo 
Società Cooperativa Sociale L. S. 4 incontri con cadenza settimanale tra febbraio e marzo 2016

Ho avuto occasione di vivere un'osservazione sul campo del lavoro di S., mia tutor della scuola, presso la Società Cooperativa Sociale L. D. S. lavora in questo centro da molti anni e conduce degli incontri di musicoterapia con diversi gruppi, al mattino o al pomeriggio.
Il gruppoIl gruppo che ho seguito è composto da 4 persone, tutte adulte e ospiti del centro: Alessandro, Monica, Cristina, Ivano.
I tempiGli incontri si svolgono regolarmente, tutte le settimane, il giovedì pomeriggio dalle 13.00 alle 14.30.
Il setting
La sala dei suoni è una stanza quadrata della dimensione circa di 25 mq, con una porta finestra con  tenda e una porta che dà alla mensa. Ci sono qualche sedia e due panchette, due tavolini al centro, qualche scatolone stoccato a magazzino.Silvia allestisce il setting per la prima parte dell'incontro  con qualche CD sui tavolini al centro della stanza che rimangono per la prima parte dell'incontro. Su un tavolo vicino a lei Silvia predispone il lettore CD, l'MP3, casse.Lo strumentario a disposizione viene predisposto durante la pausa a metà incontro ed è composto da: xilofono, metallofono, piatti, tom, maracas e shakers, tamburelli e campanelli, triangoli, woodblock, legnetti, glockenspiel, conga, vari battenti.
Gli incontriI quattro incontri (più un primo giorno in cui sono andata a presentarmi al gruppo) sono stati descritti nei protocolli di osservazione che è possibile leggere parallelamente a questa relazione. Gli incontri cui ho partecipato hanno avuto sempre la stessa struttura e all'incirca la stessa scansione dei tempi. Le persone entrano e si siedono sempre allo stesso posto. Vengono ascoltati dei brani musicali proposti dai partecipanti la volta precedente. Durante la settimana S. procura il brano, tratto da un CD o, più spesso, scaricato dal web. Ho chiesto a S. perché non usa il wi-fi del centro per ascoltare la musica nel momento in cui viene proposta e sceglie di rimandare alla settimana successiva l'ascolto dei brani scaricati da casa. Lei dice che è una scelta per creare continuità da incontro a incontro e per sollecitare la memoria e l'aspettativa nei partecipanti. Dopo ogni ascolto S. conduce una verbalizzazione sul brano ascoltato, sulle emozioni o immagini suscitate. Le persone parlano in modo ordinato e senza sovrapporsi.  Questa fase dura circa mezz'ora e si ascoltano 3 – 5 brani. Si fa una pausa di 10 minuti, duranti i quali S. e Alessandro (e io) preparano il setting con lo strumentario. Gli altri escono e vanno al bar o a fumare. Si torna e, con poche parole, Silvia da inizio all'improvvisazione di gruppo che ha la durata circa di mezz'ora. Ciascuno può suonare lo strumento che preferisce e lo può cambiare quando vuole. Si può cambiare posto a sedere e si possono prendere più strumenti. Durante l'improvvisazione non si usa mai la voce cantata e non c'è scambio verbale.
Una volta finito di suonare vengono verbalizzate sensazioni, emozioni, pensieri per descrivere il proprio vissuto nell'improvvisazione.L'incontro si conclude con un ultimo ascolto, che può essere un brano nuovo o può riprenderne uno ascoltato all'inizio. Il pezzo non viene commentato. Mentre gli altri escono Alessandro si ferma e aiuta S. a sistemare la stanza mettendo via gli strumenti.

Punti di forza e osservazioniS. mi ha spiegato che in ambiente psichiatrico è importante creare un ordine e mantenerlo, dare sicurezza, mantenere la continuità che dia serenità alle persone.
Questa è una scelta che si vede, si sente. L'ambiente di lavoro che questo gruppo ha creato nel tempo fa percepire un senso di calma, di ordine. Si coglie un'identità forte nel lavoro che S. sta conducendo con queste persone.La consapevolezza rispetto a questi pensieri è maturata nel tempo di quattro incontri con il gruppo, ma ha attraversato una fase iniziale di sorpresa, spaesamento e non comprensione di quello che la situazione che osservavo suscitava in me. Ammetto che le prime due volte ho avuto la sensazione che non ci fosse movimento, che gli incontri fossero poveri e che quindi non ci fosse nessuna progressione di tipo terapeutico. Questo mi ha colpito perché non riuscivo a capire quale fosse il senso di questo lavoro e come fosse possibile che S. portasse avanti questo progetto da tanti anni. Le prime due improvvisazioni di gruppo per me sono state disarmoniche, disordinate, non coinvolgenti. Avevo la sensazione che ognuno suonasse da solo, che non ci fosse incontro tra i partecipanti e men che meno con me.Poi la terza volta è successo qualcosa di nuovo: ho sentito che stavo suonando con qualcuno di loro, che c'era incontro, che stavamo facendo qualcosa che aveva un senso, che ci stavamo dicendo qualcosa. Ho avuto la sensazione che suonare con loro fosse bello.
Sono rimasta piacevolmente colpita dal fatto che questa sensazione è stata confermata verbalmente da Alessandro e da Monica. Hanno detto di aver apprezzato il suonare con me, che è stato divertente e che, addirittura, suono bene le congas.Durante il quarto incontro ho percepito che il gruppo mi aveva accettato e che potevamo stare insieme senza preoccupazioni rispetto alle nostre presenze e alle nostre persone. Abbiamo suonato in modo leggero e senza preoccupazioni rispetto a una prestazione o a un giudizio, anzi godendoci il momento sapendo che era l'ultima volta.Nel terzo e quarto incontro ho percepito e abbozzato una consapevolezza che non esiste uno stare fermi in assoluto, che ogni volta succede sempre qualcosa di diverso, che ogni avvenimento ha un senso e, in qualche modo, una direzione.
Ho chiesto a S. cosa avesse osservato rispetto al mio arrivo nel gruppo e come potesse giustificare questo mio spaesamento iniziale. Mi ha risposto: “Quando sei arrivata hai generato un disordine, poi il gruppo ha ricreato un ordine”. Bellissimo. Questo commento di S. è stato illuminante. Ho capito quanto sia importante osservare quello che succede per quello che è, nel modo e nel momento in cui succede. L'approccio fenomenologico, per quanto non sia semplice da applicare, aiuta a ripulire dai giudizi, dai preconcetti e dalle razionalizzazioni. Prima di questa esperienza non avevo considerato la possibilità che il mio arrivo in questo gruppo potesse generare una distrazione tale che avrei letto come disarmonia, disordine, non coinvolgimento. E soprattutto non avevo considerato che quello che osservavo potesse essere causato proprio dal mio arrivo. Come dice il Principio di Indeterminazione di Heisenberg quando si osserva un fenomeno non si può prescindere dal considerarsi parte del fenomeno osservato.
Ripenso a S. e al suo ruolo in questa dinamica. Mi chiedo se ha osservato quello che ho descritto, in quale misura e quanto il suo comportamento sia stato scelto e consapevole. E' stata molto brava nel lasciare che il gruppo vivesse sia la fase di spaesamento al mio arrivo sia, progressivamente, la mia accoglienza e accettazione. Il suo ruolo da conduttore trasparente è stato molto delicato e rispettoso. Sono convinta che sia frutto di una lunga esperienza e di una serie di riflessioni a riguardo.

Laboratorio espressivo

Laboratorio espressivo anno scolastico 2016 -2017 presso CFP Enaip Cantù                                                                      

L’adolescenza è un passaggio stretto e delicato, che scuote tutti i rapporti, verso l’esterno (amici, genitori, insegnanti) e verso l’interno (immagine di sé, aspettative, speranze, paure). In questa fase aumenta la necessità di esprimersi, di farsi sentire, di avere strumenti per farlo. Per un/a ragazzo/a, quindi, una delle sfide più importanti è riuscire a trovare forme di espressione di sé efficaci e non distruttive. La musica e le altre arti espressive possono diventare, da questo momento, strumenti privilegiati, forme di comunicazione, strumenti di contatto, aree di sperimentazione creativa. Inoltre possono essere terreno di scoperta, comprensione e accettazione della propria fisicità e delle differenze di genere.

È cruciale (e purtroppo spesso sottovalutato) il ruolo di accompagnamento degli adulti a una conoscenza, una sperimentazione e un uso più consapevole di queste discipline e della loro forza. Questa scoperta deve passare attraverso l'esperienza diretta, giocosa ed emotivamente significativa.

Obiettivi e propostaGli obiettivi dell'intervento con i ragazzi del CFP di Cantù sono:
  • esplorare l'espressione artistica (arte, musica, recitazione, scrittura creativa, etc.) come strumento di consapevolezza, di sé e dell'altro;
  • valorizzare i propri talenti perché possano essere la base solida su cui appoggiare la propria crescita personale e affrontare l'ingresso nel mondo degli adulti; 
  • sperimentare dinamiche di socializzazione e creare uno spirito di gruppo; 
  • sensibilizzare alla cultura popolare e ai valori interculturali;
  • stimolare una maggiore coordinazione psicomotoria e spazio-temporale.
Si intendono proporre attività di scrittura creativa, giochi artistici, dialoghi sonori, momenti di condivisione e libera espressione, sia in piccoli gruppi che nel grande gruppo classe.
Verrà chiesto ai ragazzi un grande impegno nel rispettare un patto di fiducia reciproca, nel non giudicare, nel non sentirsi giudicati e nel trattare le espressioni dei compagni come tesori preziosi da accudire. I partecipanti saranno protagonisti attivi e verrà proposto loro di mettersi in gioco in prima persona. Si cercherà di favorire una riflessione sull’importanza di saper scegliere la propria modalità di espressione, per uscire dalla gabbia della comunicazione massificata e stereotipata. Si accennerà così anche alle molteplici possibilità offerte dalla tecnologia per la ricerca e la scoperta attiva.


Chi partecipaLa proposta si rivolge a tutti gli allievi del centro.


Tempi e durataDurante tutto l'anno scolastico '16 – '17.


MaterialeLa conduttrice porterà il materiale adatto alle singole attività. Se la scuola possiede alcuni materiali utili potranno essere utilizzati di volta in volta (cancelleria, supporti audio-video, computer).

venerdì 18 marzo 2016

Fatti sentire

Fatti sentireProposta di incontri di Musicoterapia di gruppo per adolescenti presso Enaip Cantù marzo '16
Obiettivi e propostaGli obiettivi del progetto sono: esplorare la musica come strumento di consapevolezza, di sé e dell'altro;
sperimentare dinamiche di socializzazione e creare uno spirito di gruppo;
sensibilizzare alla cultura popolare e ai valori interculturali;stimolare una maggiore coordinazione psicomotoria e spazio-temporale.Si intendono proporre giochi musicali, sfruttando l'ascolto attivo, il dialogo sonoro, il movimento del corpo (body percussion) e le improvvisazioni. I partecipanti saranno protagonisti attivi e verrà proposto loro di mettersi in gioco in prima persona. Si cercherà di favorire una riflessione sull’importanza di saper scegliere la propria musica, per uscire dalla gabbia della comunicazione massificata e stereotipata. Si accennerà così anche alle molteplici possibilità offerte dalla tecnologia per la ricerca e la scoperta attiva della musica.

Chi partecipaLa proposta si rivolge a tutti gli allievi del centro, con partecipazione volontaria e su iscrizione. Il primo incontro sarà gratuito. Verrà messo a disposizione un flyer da distribuire agli studenti all'inizio dell'anno scolastico con le informazioni sulla proposta.
Numero partecipanti: minimo 4 – numero massimo 10 (per ogni gruppo di lavoro).

Tempi e durata6 incontri di 2 ore ciascuno, a cadenza settimanale o bisettimanale (da calendarizzare con la scuola, in orario pomeridiano, da valutare).


Setting e materialeUno spazio ampio ed accogliente, riservato all'attività, libero da ingombri, con sedie (andrà bene un'aula). La conduttrice porterà uno strumentario (shakers, percussioni, maracas, tamburi, strumenti melodici, oggetti sonori), supporti audio, casse audio, musica registrata. Se la scuola possiede alcuni strumenti musicali potranno essere inseriti nello strumentario a disposizione. I partecipanti potranno portare propri strumenti.

mercoledì 16 marzo 2016

La rivelazione del gruppo

Protocollo di un incontro di Musicoterapia con un gruppo di disabili (incontro n. 8).


Oggi cambio, cerco un setting migliore e una struttura dell'incontro più funzionale.Non ci sono Silvia (malata) e Enzo (dal dentista). Metto 4 sedie in cerchio, con stereo e casse. Accolgo Annalisa, Antonella e Giorgia che si siedono. Ascoltiamo Bella signora di Gianni Morandi, come detto l'altra volta. Annalisa si alza e balla prendendo me e Antonella per mano. Lo commentiamo dicendo che non sappiamo chi sia questa signora, forse è in costume, forse è al mare o forse in montagna. Propongo io un ascolto: L'overture de Le nozze di Figaro di Mozart.Loro ridono e dicono che è una musica classica (Giorgia) e che si ascolta a Milano alla Scala (Antonella). Ci raccontiamo com'è fatto il teatro alla Scala visto che Giorgia e Antonella ci sono state.Chiedo quali strumenti hanno sentito: violini, archi, pianoforte (?), triangoli, violoncelli. Chiedo se hanno sentito le percussioni. Dicono di no. Allora le mettiamo noi. Metto nel centro uno jambee, due tamburi africani e un tamburello. Scelgono gli strumenti. Ascoltiamo nuovamente il brano e suoniamo. C'è una certa sincronicità che va e viene. Il volume e f., ma si bilancia con l'audio. Finisce il brano e loro sono contente. Chiedo se vogliono suonare ancora. La risposta è affermativa ma con un altro brano.Dico che ogni tanto ci passeremo gli strumenti a giro, verso destra, in modo che tutti possano provare tutti gli strumenti.Io metto un brano che avevo preparato, molto ritmico, senza canto, molto ripetitivo Orbi terrarum degli Agricantus. Suoniamo sulla musica, spesso ci incontriamo nella metrica e negli sguardi.Quando il brano finisce tutti hanno suonato tutti gli strumenti e ora abbiamo: io con lo jambee, Giorgia con il tamburello e un battente, Annalisa e Antonella con il tamburo africano con 1-2 battenti.
Nessuno si ferma, continuiamo a suonare improvvisando. E' stato davvero emozionante!!! Abbiamo suonato insieme, con crescendi e diminuendi, con ritmi serrati o più morbidi, con sguardi, Annalisa si avvicinava agli altri e suonava il loro strumento sorridendo e con delicatezza. Io ho rispecchiato a turno i suoni di tutte e tre. Il volume era deciso, f..
Annalisa si alza e suona in piedi, poi si siede, ma suona sempre. Non smette mai.Antonella suona e ride. Giorgia suona, mi guarda, guarda le altre e non smette di suonare. Ad un certo punto io smetto di suonare gradualmente finché esco. Loro mi guardano, riducono i colpi fino a smettere senza volere però. Infatti Giorgia e Antonella fanno un ochetus nel quale si inserisce anche Annalisa e poi anch'io. Così ricominciamo a suonare con forza e con gli stessi incontri.Dopo altri 5 – 7 minuti io esco ancora e anche loro a turno. Finiamo, ma Antonella tenta di continuare con qualche colpo sparso che rimane isolato.Mettiamo giù gli strumenti e loro dicono che è stato bello. Giorgia dice di aver suonato con Antonella e con me. Annalisa dice che ha suonato con me.Propongo un altro ascolto e loro rispondono con entusiasmo: In ginocchio da te di Gianni Morandi. La ascoltiamo. Annalisa e Antonella usano il battente come microfono. Anche Giorgia ne prende uno e quindi anch'io. Cantiamo con i “microfoni”.Arriva Patrizia a prendere il gruppo e loro le raccontano con grande entusiasmo che abbiamo suonato e cantato.

Idee per le prossime volte:
riproporre un setting con pochi strumentiriproporre una suonata solo di percussioni anche con Enzo e Silviariproporre di suonare su una musica per poi continuare senza base.

martedì 1 marzo 2016

Stiamo insieme nella musica!

Percorso di relazione musicale per famiglie (genitori e bambini dai 3 ai 6 anni)



Premessa

Grandi e piccoli si relazionano nella comunicazione verbale e non, in modo istintivo, seguendo schemi che si ripetono da anni, da generazioni, di famiglia in famiglia. Vengono messe in atto strategie che danno valore alle diversità e ne fanno la base dell'incontro reciproco.La musica è gioco, scoperta, movimento, relazione e vitalità. La musicoterapia è una tecnica che utilizza l'espressione musicale in quanto comunicazione non verbale, finalizzandola al consolidamento della relazione tra età e personalità diverse. Favorisce lo sviluppo di competenze e capacità che vanno oltre il suono. Le basi della musica, ritmo-melodia-armonia, supportano lo sviluppo motorio, cognitivo e relazionale e favorendo il rispetto del silenzio, l’attenzione all’ascolto, la coordinazione motoria, lo scambio dei ruoli.Usando la musica come strumento di relazione, genitori e figli possono consolidare potenzialità e competenze per affermare quello che già o per incontrarsi in modi nuovi. La musica diventa così un canale di comunicazione molto forte, permettendo a grandi e piccoli di giocare con il canto, la danza o il suonare.


Descrizione della proposta

Lo scopo del laboratorio è stare insieme nella musica come strumento di consapevolezza, di sé e dell'altro. Durante l'incontro verranno proposti giochi musicali, sfruttando l'ascolto attivo, il body percussion, il dialogo sonoro e il movimento del corpo, esperienze di ascolto reciproco, giochi sonori ed improvvisazioni intuitive volte alla condivisione emotiva e al consolidamento della relazione.


Programma

Introduzione all'ascolto reciproco e sperimentazioneEsplorazione dello spazio ed espressione corporeaImprovvisazione intuitiva di gruppo con gli strumenti musicaliMantra e canto di rilassamentoIl numero massimo di partecipanti è di 15 bambini, accompagnati almeno da un genitore. Non è prevista la partecipazione dei soli bambini.


Durata

un'ora (un gruppo)Proposta di calendarizzazione: un pomeriggio, per esempio il sabato

Setting e materiale

Uno spazio ampio ed accogliente, riservato all'attività, libero da ingombri, con sedie o cuscini per le sedute, magari un tappeto. Una presa di corrente. La conduttrice porterà percussioni, casse audio, musica registrata.

Suoniamocela


Proposta di incontri di Musicoterapia di gruppo per adolescenti e giovani adulti

Premessa
La musica è ritmo, movimento, gioco, scoperta, vitalità.
E' una speciale comunicazione non verbale finalizzata all'esplorazione di sé, all'espressione del proprio mondo interno e alla relazione con agli altri.
Stare nell'ambiente armonico-ritmico-melodico permette di scoprire cosa c'è oltre il suono, cosa suscita in noi e quali dinamiche favorisce nell'incontro con gli altri.

Proposta
Lo scopo degli incontri è esplorare la musica come strumento di consapevolezza, di sé e dell'altro. Durante gli incontri verranno proposti giochi musicali, sfruttando l'ascolto attivo, il dialogo sonoro e il movimento del corpo (body percussion), le improvvisazioni sonore e alcuni accenni di canto armonico. Si prevede che i partecipanti siano protagonisti attivi, che siano ricettivi e propositivi, che si mettano in gioco in prima persona nelle attività proposte.

Chi partecipa
La proposta si rivolge agli adolescenti e ai giovani adulti (indicativamente tra i 16 e i 25 anni), allievi o amici della scuola di musica .... I partecipanti vestiranno abiti comodi e calzettoni, porteranno un cuscino e un tappetino.

Numero partecipanti 
Numero minimo 4 – numero massimo 8

Tempi e durata
4 incontri di un'ora e mezza ciascuno, a cadenza settimanale o bisettimanale (da calendarizzare con la scuola, in orario pomeridiano o serale, da discutere).

Setting e materiale
Uno spazio ampio ed accogliente, riservato all'attività, libero da ingombri, con sedie o cuscini per le sedute, magari un tappeto, una presa di corrente. La conduttrice porterà uno strumentario (shakers, tamburi, strumenti melodici, oggetti sonori), radio-cd, supporti audio, casse audio, musica registrata. Se la scuola possiede alcuni strumenti utilizzabili potranno essere inseriti nello strumentario di volta in volta.

Relazione di Esperienza sul campo 1

Pubblico la relazione finale della mia prima esperienza sul campo presso un RSA con una signora che qui chiamerò Maria.
lo strumentario
IntroduzioneLe mie osservazioni preliminari della signora Maria all’interno del nucleo si sono svolte nel mese di marzo – aprile 2015. Sono stati incontri brevi, della durata di una ventina di minuti, durante i quali abbiamo chiacchierato in modo informale e rilassato.
A maggio 2105 abbiamo cominciato il percorso di Musicoterapia nella “stanza dei suoni”, presso la struttura stessa. L'attività si è conclusa a dicembre 2015, con un incontro svoltosi in presenza di una delle figlie della signora. Il percorso svolto, descritto in breve, ha previsto tre fasi. Una prima, chiamata matching (incontrarsi), durante la quale io e la signora ci siamo conosciute nel setting musicoterapeutico, abbiamo cominciato a suonare insieme in modo improvvisato e senza obiettivi specifici. Questa prima fase mi è servita per cominciare a farmi un'idea di lei, dei suoi lati più forti e quelli più delicati e sensibili. Ho posto l'attenzione sulla sua presenza ritmico-sonora, e ho facilitato la nostra conoscenza reciproca. Nella seconda fase, chiamata pacing (andare al passo), abbiamo consolidato la nostra relazione basata sulla mediazione sonoro-musicale, qualche volta mi sono permessa di osare, nelle risposte, nelle proposte o nella conduzione degli incontri. La terza fase, chiamata leading (condurre), si è realizzata con la ripresa dell'attività dopo la pausa estiva di agosto. Nel ruolo di musicoterapista ho cercato di affermare la mia presenza come ascoltatrice e facilitatrice, come persona creativa, lasciandomi guidare dall'empatia costruita nel tempo con la signora.
Il percorso di questi mesi è stato per me un'importante occasione per cominciare a familiarizzare con le tecniche musicoterapiche, recettive e attive e con alcuni strumenti metodologici a disposizione dell'operatore. L'esperienza mi ha permesso di vivere la relazione a due con una paziente, una persona anziana, affetta da malattia degenerativa, imprevedibile e particolare come l'Alzheimer. Ho esplorato le attività all'interno di una struttura residenziale organizzata, dove convivono diverse professionalità. Mi sono relazionata con medici, fisioterapisti, OSS, gli altri ospiti del Nucleo, i loro parenti e amici.
E' stato importante osservarmi in questo ambito sia da un punto di vista personale, che professionale. Ho vissuto momenti di centratura e consapevolezza rispetto al percorso in atto, altri di disorientamento e incertezza. Questi ultimi sono stati un fertile terreno di sperimentazione della mia presenza e della mia capacità di vivere e affrontare le situazioni impreviste.

Descrizione dell’ospiteLa Sig.ra Maria è un’ospite del Nucleo Alzheimer del RSA ....  Ha 77 anni. Ha ancora importanti capacità residue, sia cognitive che fisiche. Parla correntemente, con una buona sintassi e sostiene con prontezza il ritmo di un dialogo a due. Il contenuto dei suoi discorsi non è sempre logico, fa connessioni irreali e non coerenti, ma in ogni caso non si sottrae alla risposta verbale. Risponde con prontezza alle argomentazioni proposte, benché nei suoi discorsi si possano riconoscere i segni chiari e vivi della malattia, che la fanno essere vaga e confusa. Nel dialogo a due a volte non ricorda cosa vorrebbe dire, esprime questa difficoltà aiutandosi con varie strategie, un sorriso, inventando argomentazioni per associazioni libere o ammettendo di non ricordare e cambiando argomento.
Da un punto di vista fisico è capace una di buona autonomia di movimento: si alza e si siede da sola, cammina anche senza il sostegno del deambulatore, cammina con passo morbido ma deciso, gli arti superiori sono abili e ha una buona presa in entrambe le mani. In alcune settimane ha lamentato un dolore a mano e braccio destri, evidentemente un po’ gonfi, a causa di un po’ di artrosi. Ha prontezza di riflessi agli eventi esterni (rumori, luci e movimenti, …) ai quali risponde guardando nella loro direzione di arrivo e commentandoli verbalmente. Spesso collega i rumori esterni alla stanza (voci, passi, rumori vari) a dai presunti vicini di casa, che, secondo lei, si lamentano del rumore o che arrivano per sgridarci. Il suo respiro è normalmente regolare, ma non molto ampio. Durante gli incontri, quando ha usato gli strumenti a fiato, ha lamentato alcuni mancamenti di fiato, che hanno denotato per lo più una difficoltà emotiva, a lei inconsapevole, su cui mi soffermerò più avanti.
Da un punto di vista musicale ha una buona padronanza dei principali parametri: canta con piacere, è intonata, sa cambiare tonalità quando necessario, ha un buon senso ritmico, sia nel canto che nell’uso degli strumenti. Non ama le intensità forti, anzi tende sempre a tenere basso il volume, sia nelle improvvisazioni con gli strumenti sia nell'ascolto di musica registrata. Usa volentieri gli strumenti proposti, anche se non sa come, ci prova, osa. Utilizza senza timore le percussioni, gli strumenti a fiato (flauti). Ha sperimentato tanto anche l'improvvisazione al pianoforte, soprattutto nell'ultimo periodo del nostro lavoro insieme, con una progressiva crescente soddisfazione.
La signora rivela una grande energia vitale ed emotiva interiore, che però tende costantemente a tenere sotto il controllo razionale. La sua abitudine alla buona educazione, ai modi gentili e alla mediazione l'hanno fatta apparire, incontro dopo incontro, costantemente impegnata a mantenere un certo decoro esteriore, a discapito di un grande movimento interno, che però, nella giornata quotidiana, non trova via di espressione e soddisfazione. Su questi aspetti mi soffermerò più avanti.
Da un punto di vista relazionale la signora mostra una certa gentilezza e accoglienza verso l'altro, nella misura in cui l'altro non invade il suo spazio, sia fisico che emotivo. In alcune occasioni ha mal risposto in modo deciso e scostante sia a me che ad un altro ospite del Nucleo col quale, evidentemente, ha difficoltà a relazionarsi. Genericamente si è sempre mostrata contenta di vedermi e di venire con me fuori dal nucleo, per fare una passeggiata o con l'intento dichiarato di andare a fare musica. Durante gli incontri ha, progressivamente, lasciato andare le convenzioni e le abitudini mostrando i suoi lati più istintivi e impulsivi, rispondendo con decisione, scostanza e evidente irritazione.

La Stanza dei suoni e il settingLa sala adibita a Stanza dei suoni della RSA ... si trova al piano -1, in fondo ad un lungo corridoio dove ci sono anche gli uffici del personale medico, la palestra per la fisioterapia, le cucine e il salone del parrucchiere. Per arrivare alla stanza dal Nucleo Alzheimer è necessario scendere due piani di scale oppure prendere l'ascensore e poi percorrere a piedi il lungo corridoio. Io e la signora Maria abbiamo sempre preso l'ascensore e abbiamo sempre camminato lungo tutto il tragitto usando il suo deambulatore, sia all'andata che al ritorno. 

L'ambiente dove è stata creata la stanza dei suoni è molto ampio, a forma rettangolare, con abbaini da cui, nel pomeriggio, filtra la luce del sole. E' diviso in due ambienti da alcuni armadi: in una parte c'è un pianoforte a mezza coda, inserito in uno spazio di circa 25 mq, libero da impedimenti. Nell'altra parte ci sono tavoli appoggiati alle pareti con il materiale utile al personale interno che si occupa dell'animazione della struttura. I due ambienti possono essere separati da un paravento. Gli incontri di musicoterapia si sono svolti sempre nell'ambiente del pianoforte. Alla signora Maria è sempre stato permesso di muoversi e camminare, ma non ha mai avuto la curiosità di aprire il paravento e andare nell'altra parte della stanza.
Ho predisposto il setting degli incontri sempre prima dell'arrivo della signora, in questo modo:
  • un tavolino basso con appoggiati gli strumenti musicali, disposti sempre in coppia, a specchio;
  • due sedie di colore uguale;
  • un pianoforte a mezza coda nero, con sedile;
  • una poltrona singola a fiori, che più volte è stata oggetto di curiosità da parte della signora.
Il setting sempre uguale ha permesso alla paziente di ritrovare, di volta in volta e di mese in mese, un ambiente non completamente sconosciuto e mostrarsi tranquilla nell'entrare nella stanza. Ha sperimentato sempre la scelta sul dove sedersi e, in genere, non ha mostrato difficoltà nel seguire le mie indicazioni rispetto allo spazio a nostra disposizione, mostrando curiosità verso quello che le proponevo.

Lo strumentarioSul tavolino ho sempre disposto coppie di strumenti uguali: 2 flauti dolci, 2 maracas, 2 tamburi africani con ciascuno 2 bacchette di legno, 4 campanelli, il tutto posizionato a specchio per i due partecipanti. In alcune occasioni ho portato uno jambee grande o un flauto traverso. Il primo è stato usato sia da me che dalla signora, il secondo solo da me, in alcuni dialoghi sonori durante i quali lei suonava le percussioni o il flauto dolce. Il pianoforte a mezza coda presente nella stanza è stato usato tanto, soprattutto verso la fine del nostro percorso.

ObiettiviIn sintesi descrivo gli obiettivi che mi sono posta progressivamente nel percorso e che ho condiviso con il personale medico della struttura e con la mia tutor:
  • consapevolezza della propria presenza emotiva nel qui e ora;
  • stimolazione di nuclei emotivi inespressi, positivi o negativi attraverso l'osservazione del respiro;
  • espressione e accoglienza del senso di inadeguatezza e agitazione interiore;
  • movimento fisico ed espressione corporea.
Gli incontri di musicoterapiaGli incontri si sono svolti due volte alla settimana (lunedì e mercoledì dalle 15.30 alle 16.30). Il tempo a disposizione è passato in modo abbastanza lineare, senza particolari manifestazioni contrarie da parte della signora e senza eccessive difficoltà da parte mia. Nei primi incontri ho notato che, senza un orologio a portata di mano, perdevo il senso del tempo e non riuscivo a sapere quanto ne fosse passato dall'inizio. Quindi mi sono procurata un orologio da polso. Questo mi ha permesso di tenere sott'occhio l'andamento temporale delle varie fasi della seduta e della durata di alcuni momenti specifici, di cui era importante segnare l'andamento.
La signora Maria normalmente decideva di sedersi allo stesso posto ma, in modo imprevedibile, in alcune occasioni ha voluto sedersi sull'altra sedia oppure sulla poltrona a fiori. I nostri incontri cominciavano dunque in queste posizioni per poi eventualmente attuare alcuni spostamenti. Alla proposta di fare musica insieme ha sempre risposto prendendo uno strumento, oppure intonando qualche vecchia melodia, che risale al suo passato, come se sentisse di voler andare su terreni facili, conosciuti, senza allontanarsi troppo dal suo ambiente familiare e abituale. Io la assecondavo nel canto o, a volte, con qualche improvvisazione percussiva. Così i nostri dialoghi sonori cominciavano in modo semplice e senza grandi insistenze da parte mia. Il nostro stare insieme è stato progressivamente occasione per instaurare una relazione bella, forte, sincera. Per quanto affetta da una malattia degenerativa che compromettesse la sua memoria, la signora ha dato più volte segno di ricordarsi di me o, per lo meno, della mia figura e della mia presenza. In alcune occasioni ha paragonato me alle sue figlie dicendomi che ero come loro, a volte in senso positivo, altre in negativo, per lamentarsi o non accettare alcune mie proposte.
Nel dialogo sonoro lei raramente ha introdotto delle variazioni sonore o ritmiche, come se le piacesse lo stare, il fermarsi in quello che stava succedendo. Questo suo modo però era contraddittorio, nel senso che spesso interrompeva il dialogo sonoro per parlare, raccontare o chiedere che ore fossero. Io la lasciavo parlare, le rispondevo brevemente non rinforzando il registro verbale. Poi riproponevo la stessa musica che avevamo appena interrotto e lei tornava nella dimensione musicale, concedendosi di lasciarsi andare per un attimo, almeno fino alla successiva interruzione. Questo schema si riproponeva di volta in volta e, con il tempo, si sono allungati i tempi di improvvisazione musicale rispetto a quelli dell'espressione verbale della signora. In alcune occasioni ho portato uno jambee, uno strumento a percussione grande ed importante, che posizionavamo tra le nostre gambe e suonavamo insieme con le mani, sedute una di fronte all’altra. All'inizio questo strumento non le piaceva e non voleva che venisse suonato. Poi, progressivamente, si è mostrata incuriosita e ha cominciato a suonare con me, ma mostrava segnali di non volersi veramente concedere questo spazio, come se fosse un'attività pericolosa, difficile da controllare, che potesse mirare le sue certezze di controllo. Stava nella dimensione percussiva solo per pochi attimi e sempre con un'intensità minima. Progressivamente siamo riuscite, anche qui, a suonare per più tempo (non più di un minuto) senza interruzioni così frequenti come all'inizio.

Il pianoforteIl pianoforte è stata la piacevole rivelazione da metà del nostro percorso fino agli ultimi incontri. Lei si sedeva alla tastiera alla mia destra, verso le note acute. All'inizio stavamo sedute al pianoforte, ma lei non suonava. Io schiacciavo qualche tasto per incuriosirla, per farle immaginare di poter suonare. Con il tempo, si è concessa la possibilità di suonare da sola, prima con attenta parsimonia, un tasto alla volta, con intensità pp o al massimo p. Suonava i tasti neri dal più acuto verso il più grave, passandoli tutti, con curiosità e precisione, usando solo la mano destra. Poi, incontro dopo incontro, il pianoforte è diventato per lei uno spazio sempre più ampio.
Ha cominciato a suonare con entrambe le mani, comprendendo tasti neri e bianchi, suonando ad intensità crescenti, con maggior velocità di movimento delle dita. In alcune occasioni abbiamo aggiunto il canto di melodie improvvisate al momento o ripercorrendo le sue canzoni, che attingevano ad un repertorio personale del passato. 
Un giorno è avvenuto un fatto sorprendente e importante: stava suonando, con un'importante presenza nel qui e ora. Mostrava una grande tranquillità, una grande apertura e dolcezza. Finita la sua improvvisazione abbiamo deciso di terminare l'incontro, ci siamo alzate e lei si è accorta, senza preavviso, di essersi fatta la pipì addosso. Non se n'era accorta durante. Mi sono assicurata che stesse bene, che fosse tranquilla rispetto a ciò, lei non ha mostrato vergogna, solo stupore di non essersene accorta. Siamo tornate nel Nucleo come sempre camminando e, successivamente, mi sono assicurata con il personale medico e assistenziale che lei normalmente non avesse difficoltà nel riconoscere la necessità di minzione.

L'emotività è normalmente mostrata attraverso un diverso controllo degli sfinteri e il lasciare andare gli umori può essere segno di lasciar andare il controllo. Se la signora Maria normalmente fa fatica a lasciarsi andare e deve tenere sotto controllo la situazione, si può pensare che invece in questa occasione il coinvolgimento emotivo sia stato talmente forte che è prevalso sul suo pensiero razionale.

Il cantoAlla signora Maria piace il canto. “Le è sempre piaciuto” mi ha confermato la figlia. Nei nostri dialoghi sonori c'è sempre stato il canto, sia come improvvisazione senza parole e con melodie inventate, sia come riproposizione di canti della sua biografia musicale. L'altra possibilità sperimentata più volte è stata la lallazione in forma di botta e risposta. Improvvisavamo un dialogo senza senso, con la ripetizione alternata di cellule ritmico-melodiche senza struttura predefinita. Abbiamo improvvisato dei veri e propri dialoghi “non verbali” e “para-verbali”, con intonazione, ritmo, espressioni del viso e gestualità ostentate e decise, intensità f., come se fossimo in una piece teatrale. Poi a risata entrava nell'improvvisazione, diventando vettore di un'importante liberazione emotiva. Io ho sentito un grande coinvolgimento da parte della signora e ho percepito che stavamo comunicando delle emozioni vere in modo istintivo, primordiale e che ci stavamo divertendo davvero, entrambe.
Le malattie degenerative senili possono portare alla parziale compromissione del canale verbale o alla completa afasia. La persona recupera e rivive così il modo dei bambini molto piccoli, che non hanno ancora sviluppato l'uso della parola. Fino al primo anno di vita infatti il bambino comunica attraverso la lallazione, lo sguardo, i gesti fino a quando non sostituisce tutto questo con il canale verbale.

Si, ma non troppoLa signora Maria alternava spesso momenti di grande serenità che duravano alcuni minuti, nei quali si concedeva di lasciarsi andare al piacere del canto e del suono, a momenti di blocco, probabilmente generati da un forte controllo razionale. In alcuni attimi fermava il suonare e si lasciava sopraffare da un arcaico senso del dovere che le imponeva di smettere, come se ci fosse qualcosa di più importate da fare proprio in quel momento, ed esprimeva la volontà di andare a svolgere le attività tipiche della sua vecchia vita: cucinare, sistemare la casa, andare a prendere i bambini… Quando interrompeva il dialogo sonoro musicale per introdurre quello verbale io restavo con lei, accoglievo il suo sentire, la lasciavo fare per qualche attimo, senza rinforzare. Poi reintroducevo il tema musicale e lei si lasciava riprendere per mano, senza opporre grande freno. Questa dinamica non è mai stata violenta, ma avveniva frequentemente durante gli incontri, con la ciclicità di qualche minuto. Inoltre la signora Maria mostrava insofferenza nei confronti dell’intensità mf. o f.. Se il volume alto veniva generato da lei, avveniva in modo non previsto, con un colpo di jambee o con una nota di flauto dolce. Si fermava, mi guardava e sorrideva preoccupandosi di non disturbare i vicini, esprimeva questa difficoltà usando il canale verbale tradizionale. Se veniva generato da me lei mi fermava, mi sgridava con la decisione di una mamma di un tempo, dicendo che i vicini si sarebbero lamentati e che non voleva litigare. Evidentemente il volume medio-forte generava in lei un fastidio che la innervosiva e faceva riaffiorare qualche tratto del suo passato, forse l'essere stata madre di bambini disubbidienti. Se non smettevo, alzava la voce parlando in dialetto. Poi, una volta tranquillizzata rispetto a ciò, e probabilmente svanito il ricordo dell’episodio per colpa della sua malattia, ricominciava a suonare e cantare senza più preoccuparsi. Se introducevo un riff, semplice e ripetitivo, con una percussione o con la voce, lei a volte partecipava con grande serenità, a volte invece ne usciva. Non stava nel dialogo sonoro-musicale e parlava, raccontava qualcosa di non inerente. Questo atteggiamento mi è sempre sembrato un segnale di dispersione, di fuga. A volte, in modo improvviso, ma sempre dopo un momento di evidente piacere nella dimensione musicale, interrompeva il canto o il suonare per lamentarsi verbalmente e in modo diretto di “non riconoscersi più, di mancarsi un po’ ”. L’importanza di questi momenti rivelavano una sua auto dichiarazione, non pienamente consapevole, di non essere più la persona di un tempo e di non capire cosa stia succedendo, forse in un tentativo di giudizio nei confronti della propria condizione, rispetto al decorso della malattia. Le sue parole sono state accompagnate da sospiri profondi e da sguardi sconsolati e impotenti. Io mi sono sempre posta in condizione di ascoltatrice, cercando di accogliere il suo stato con un sorriso e qualche parola. Poi, dopo un attimo, le proponevo di tornare alla musica, proposta che lei spesso accoglieva al volo. Questi meccanismi hanno permesso importati momenti di liberazione e di apertura da parte della signora verso un sentire interiore forte e sincero e le hanno dato la possibilità di esprimersi usando, a sua scelta, il canale verbale tradizionale o l'espressione musicale improvvisata.

Il respiroDurante gli incontri il respiro è stato centrale nelle mie osservazioni. La signora Maria ha una struttura corpo-mente apparentemente solida, tenace, che sembra difficilmente scalfibile. Questa sua capacità di tenere insieme le cose, di preservarsi dalle situazioni impreviste, è molto marcata, ma diventa fragile se si esce da territori a lei familiari rischiando di mettere in crisi la sua capacità di resilienza. Tutto questo è diventato evidente ascoltando il suo respiro che passava da normale, stabile ma morto corto, durante i momenti di disimpegno emotivo a frammentato, irregolare in alcuni attimi di particolare coinvolgimento emozionale. Nei momenti di dialogo sonoro al flauto ho spesso seguito il suo respiro con molta attenzione, respirando con lei e sincronizzandomi suoi suoi ritmi. Faceva grandi inspiri per poi suonare fino a farsi mancare il fiato. Introduceva improvvisazioni lunghe, con strutture ritmiche molto serrate e dai cambi veloci, senza variazioni. Alla fine dell'espirazione riprendeva velocemente il fiato e ricominciava a suonare fino a non poterne più. A quel punto si fermava e lamentava un'importante fatica. Io la lasciavo fare per poi intervenire in quel momento. Ci fermavamo e restavamo in silenzio. Io ostentavo dei grandi respiri, lunghi e profondi. Lei mi guardava negli occhi e mi imitava. Ecco, in quel momento avevo la chiara percezione che si stesse prospettando una possibilità di grande rilassamento, di apertura e pace, in contrasto con il vissuto stressato che si era appena concluso. Dopo essere state un po' nel respiro profondo ricominciavamo a suonare con maggior tranquillità. Anche usando le percussioni si è presentata la stessa difficoltà. Abbiamo osservato e ascoltato questi momenti per poi trasformarli in occasioni di apertura e maggior rilassamento.
Il respiro della signora mi ha permesso di stare a contatto con me stessa e con i miei diversi stati, in comunicazione con i suoi. Ho osservato l'ansia del non sapersi fermare, l'ascolto del silenzio, l'inspirazione ed espirazione consapevoli, l'ascolto attento del ritmo del respiro. E' stato per me molto importante perché mi sono data la possibilità di aprire importanti finestre di interesse sulla centralità del respiro e le sue implicazioni vitali, sia le mie che quelle altrui.

Punti di forzaLa signora Maria è una donna forte, con una grande energia vitale interiore, sia emotiva che razionale. Queste risorse l’hanno sostenuta in una vita che, dai suoi racconti, è stata condotta nell’ordine e nelle buone pratiche, per lo più familiari e di casa. Il suo attuale senso di dispersione deriva dal non riconoscersi più e dal vuoto lasciato dal non avere più la vita di un tempo. Oggi si trova in una condizione di ampia inattività che lei sa accogliere con apparente serenità e grazie a un carattere complessivamente docile e accogliente. Questo è un impegno costante, quotidiano che però le fa usare molta parte della sua energia. Accogliere, accettare, sorridere sono attività molto dispendiose per una persona anziana e malata. Queste strategie, scelte o costruite nel tempo di una vita in modo più o meno consapevole, permettono alla signora un buon equilibrio, che viene bilanciato quotidianamente durante le attività che svolge. Durante gli incontri di musicoterapia la signora è stata stimolata in altro rispetto a quello che lei conosce e sa gestire. Le è stato proposto di lasciar andare queste strutture protettive, di abbandonarsi al momento, di non trattenere e non controllare. Ed è qui che abbiamo incontrato e affrontato il suo blocco. E’ possibile che, a volte, non si volesse concedere la libertà di dover togliere quel velo che, nel profondo, coprisse una forma di ansia e un malessere diffuso, anche legato al decorso della malattia. A metà del nostro percorso si sono verificati alcuni episodi depressivi della signora all'interno del Nucleo. Me ne ha parlato il medico responsabile, chiedendomi se potessero, in qualche modo, essere collegati al percorso di musicoterapia. Abbiamo valutato insieme che potesse esser stata scossa la sua energia. Abbiamo deciso di continuare e cercare la via per accogliere ed esprimere nel modo più coerente questi vissuti. Abbiamo valutato la giusta mediazione tra il gestire, il controllare e il lasciarsi andare e l'accogliere. Dall'insorgenza di questi episodi, d'accordo con il personale medico, ho cominciato a condurla (fase leading) in un modo accogliente, con l'obiettivo di osservare e vivere il piacere di suonare senza sforzo, senza obbligo, per scaricare la tensione, alleggerire l'impegno razionale e, allo stesso tempo, non perdere la bellezza del momento presente. Il lavoro che si è proposto nell'ultima fase dell'esperienza è stato la stimolazione progressiva di una maggiore presenza nel qui e ora, rinforzando la nostra relazione attraverso il canto e l’uso degli strumenti in modo aperto, per cercare momenti di leggerezza e di libera espressione del sé, senza tempi e strutture musicali precostituite. Abbiamo suonato in modo istintivo, come per recuperare le strutture e l'organizzazione musicale primarie, acquisite durante i primi mesi di vita, appoggiandoci sulle caratteristiche strutturali del suono che sono, già di per sé, intrinsecamente organizzate.
gennaio 2016

Suono, Divento, Sono


Laboratorio espressivo anno scolastico 2016 -2017 presso CFP Enaip Cantù                                                                      

PremessaL’adolescenza è un passaggio stretto e delicato, che scuote tutti i rapporti, verso l’esterno (amici, genitori, insegnanti) e verso l’interno (immagine di sé, aspettative, speranze, paure). In questa fase aumenta la necessità di esprimersi, di farsi sentire, di avere strumenti per farlo. Per un/a ragazzo/a, quindi, una delle sfide più importanti è riuscire a trovare forme di espressione di sé efficaci e non distruttive. La musica e le altre arti espressive possono diventare, da questo momento, strumenti privilegiati, forme di comunicazione, strumenti di contatto, aree di sperimentazione creativa. Inoltre possono essere terreno di scoperta, comprensione e accettazione della propria fisicità e delle differenze di genere.È cruciale (e purtroppo spesso sottovalutato) il ruolo di accompagnamento degli adulti a una conoscenza, una sperimentazione e un uso più consapevole di queste discipline e della loro forza. Questa scoperta deve passare attraverso l'esperienza diretta, giocosa ed emotivamente significativa.


Obiettivi e propostaGli obiettivi dell'intervento con i ragazzi del CFP di Cantù sono:
  • esplorare l'espressione artistica (arte, musica, recitazione, scrittura creativa, etc.) come strumento di consapevolezza, di sé e dell'altro;
  • valorizzare i propri talenti perché possano essere la base solida su cui appoggiare la propria crescita personale e affrontare l'ingresso nel mondo degli adulti; 
  • sperimentare dinamiche di socializzazione e creare uno spirito di gruppo; 
  • sensibilizzare alla cultura popolare e ai valori interculturali;
  • stimolare una maggiore coordinazione psicomotoria e spazio-temporale.
Si intendono proporre attività di scrittura creativa, giochi artistici, dialoghi sonori, momenti di condivisione e libera espressione, sia in piccoli gruppi che nel grande gruppo classe. Verrà chiesto ai ragazzi un grande impegno nel rispettare un patto di fiducia reciproca, nel non giudicare, nel non sentirsi giudicati e nel trattare le espressioni dei compagni come tesori preziosi da accudire. I partecipanti saranno protagonisti attivi e verrà proposto loro di mettersi in gioco in prima persona. Si cercherà di favorire una riflessione sull’importanza di saper scegliere la propria modalità di espressione, per uscire dalla gabbia della comunicazione massificata e stereotipata. Si accennerà così anche alle molteplici possibilità offerte dalla tecnologia per la ricerca e la scoperta attiva.

Chi partecipaLa proposta si rivolge a tutti gli allievi del centro.

Tempi e durataDurante tutto l'anno scolastico '16 – '17.

MaterialeLa conduttrice porterà il materiale adatto alle singole attività. Se la scuola possiede alcuni materiali utili potranno essere utilizzati di volta in volta (cancelleria, audio-video, ...).